ARTISTI PARALLELI
Mauro Andreani = Paolo Bottari

MAURO ANDREANI è nato a Livorno (Italia) nel 1947. Lavora dal 1968 nel campo della ricerca visiva.
Nel 1975 realizza l'opera La Gabbia, installazione con la quale precisa una sua visione del mondo e della posizione assegnata all'uomo nel generale disegno dell'esistenza terrena. Tale visione, resa esplicita dallo stesso titolo del lavoro, sarà in seguito riconfermata con azioni e operazioni performative (Parabola, 1992).
Da circa un ventennio (1984-2003) lavora al suo Progetto Uomo, dapprima con realizzazioni visivo-materiche caratterizzate dalla presenza di materiali industriali quali vernici sintetiche, poliuretano espanso e plastiche, poi orientando il suo impegno in direzione comportamentale, con un particolare interesse al versante video.
 
Lavoro intorno a un solo tema praticamente da sempre anche se, nel corso degli anni ottanta, i confini della mia ricerca si sono venuti precisando in relazione ad una serie di opere e operazioni che ho complessivamente riunito sotto la denominazione di PROGETTO UOMO.
L'ossatura per così dire filosofica del mio lavoro è la seguente: la vita umana procede all'interno di uno schema. Esso è congegnato in guisa di gabbia e, se da un lato fornisce gli appigli ed il sostegno indispensabili per la sopravvivenza, dall'altro condiziona i comportamenti e dimensiona ogni aspirazione e speranza. L'uomo, per sua stessa natura, ambisce a travalicare i limiti dello spazio assegnato, immaginando come al di fuori di esso potrebbe essere raggiunto un grado più elevato di compimento; al tempo stesso è cosciente che la perdita della dimensione impostagli determinerebbe la sua fatale caduta. Dalla contraddizione tra pulsioni espansive (desiderio di evasione) e consapevolezza del limite (autoriduzione) nasce il male-del-vivere (coscienza del proprio annullamento) che percepisco come unico possibile oggetto dell'indagine artistica.
Progetto Uomo è dunque il tentativo di ricercare un quasi impossibile punto di equilibrio tra la paura e il coraggio di vivere, tra l'abisso del caos e l'utopia dell'ordine.
Il lavoro ha attraversato varie fasi. Sono state dapprima (1984-94) realizzate opere visivo-materiche   bi-tridimensionali caratterizzate dalla presenza minacciosa del poliuretano espanso, un materiale ostico e dotato di una propria negativa capacità di espansione e invadenza, quasi fosse una innaturale lava che tutto può raggiungere e inglobare e che però l'artista può cercare di contenere e imbrigliare in griglie e involucri o di ridare in veste esteticamente accettabile mediante modificazioni plastiche o cromatiche.
Più recentemente Progetto Uomo è proseguito con esperienze comportamentali vissute direttamente col corpo, impegnato in azioni di confronto/scontro con situazioni sempre alludenti alle contraddizioni oggetto della mia indagine, dunque all'intelligenza ed alla rinuncia ad esercitarla, al desiderio di percorrere liberi itinerari che si rivelano poi fatalmente circolari e perciò chiusi in se stessi oppure destinati a trovare inattesa e ineludibile conclusione in prossimità di un invalicabile confine.
Particolare interesse ho riservato, in ultimo, ad una serie di ricerche intorno all'idea (l'idea artistica) quale prodotto dell'attività del pensiero creativo o dell'immaginazione attiva che trova misteriosa origine nell'inesplorato fondo di noi stessi. E' forse essa, nella sua assoluta (solo apparente?) purezza, l'unica via che l'uomo ha a disposizione per tentare di essere, nonostante tutto.
Quest'ultima indagine all'interno di Progetto Uomo è stata realizzata con mezzi-video, forse i più idonei alla distillazione delle immagini descrittive dell'idea, in tal modo affrancate dalla presenza del corpo fisico reale, entità collegata per mezzo dei sensi alle cose del mondo e per questo, talora, sentita come eccessivamente terrena.         
 
Livorno, 31 maggio 2003                                                                                          Mauro Andreani                                                                                     
PAOLO BOTTARI è nato a Livorno (Italia) nel 1948. Dopo un primo periodo di attività in ambito pittorico (1968-74) orienta la sua ricerca verso i materiali e gli oggetti più disparati, conducendo il proprio lavoro per cicli (Le Cassette, 1974-75; Viaggio attraverso il quotidiano, 1978-83) e dunque inglobando in progetti complessivi le opere realizzate.
Da sempre interessato all'indagine sugli stretti rapporti tra le problematiche artistiche e quelle esistenziali lavora per oltre un decennio (1984-95) al ciclo denominato Dopo la distruzione, all'interno del quale inventa segni, alfabeti, oggetti, strumenti, codici, suoni e comportamenti "utili" per una civiltà diversa da quella attuale, che ritiene prossima all'epilogo.
Nel 1996 scrive il Manifesto Personale sull'Arte e lavora intorno ai contenuti di esso con operazioni di tipo visivo-comportamentale.
 
 
MANIFESTO PERSONALE SULL'ARTE è il titolo del lavoro che vado svolgendo dal 1996. La base "teorica" di tale lavoro, che è progressivo e liberamente condotto secondo varie modalità espressive, è sintetizzata in un manifesto vero e proprio, uno scritto aperto e variabile la cui prima stesura risale appunto al '96 e che è stato successivamente ampliato, modificato e integrato. L'attuale testo è costituito da 15 punti, ciascuno dei quali consiste in un aforisma o comunque in una proposizione con la quale formulo un'affermazione oppure avanzo un dubbio o, ancora, rivolgo a me stesso o agli altri una domanda o un'esortazione.
Lo scritto, contrariamente a quanto appare dal titolo - che allude solo per paradosso ai proclami delle Avanguardie - ed a quanto, non senza ironia, è precisato nel sottotitolo, non tratta direttamente dell'arte ma si misura con temi, problemi e misteri dell'esistenza (della vita, della morte, delle cose che sono visibili e tangibili e di quelle che non lo sono). All'arte, richiamata solo tre volte nel testo, è implicitamente riconosciuta la funzione di mezzo sottile e privilegiato di cui l'uomo può disporre tanto per cercare indizi sul senso della vita quanto per tentare, fra mille ostacoli e depistaggi, di individuare la strada lungo la quale alla persona apparente possa subentrare la persona vera. Come dire che il testo si limita ad indicare, senza la pretesa di precisarne i confini, qual è il terreno nel quale l'arte trova nascita, alimento e sepoltura.
A partire da questo scritto e intorno ad esso ho realizzato una lunga serie di opere e operazioni di tipo ora visivo, ora comportamentale, ora caratterizzate dall'integrazione delle due modalità. Queste opere e operazioni non sono certo la traduzione in termini operativo-artistici delle proposizioni presenti nel testo ma rappresentano il tentativo di comprendere e possibilmente mostrare - mediante il concreto lavoro con indumenti, oggetti, immagini, segni, suoni, simboli, gesti, racconti - come i mezzi e i modi dell'arte possano risultare idonei a trattare le cose della vita e, ancora, come l'esercizio dell'arte costituisca l'altro modo di vivere la vita stessa: un modo tendenzialmente pieno, autoriflessivo, non sterilmente problematico ma necessariamente interrogativo, consapevole dei limiti umani ma naturalmente motivato nell'aspirazione a trascenderli (necessarietà dell'utopia).
Analisi e indagini di analogo taglio e tenore avevo svolto nel corso di un precedente ciclo di opere ("Dopo la distruzione", 1984-95) nel cui ambito ricercavo ipotesi di individuazione di modalità esistenziali possibili per un uomo-collettivo che dovesse conseguire al collasso dell'attuale civiltà del consumo, dell'immagine e dell'edonismo. Anche allora ponevo al centro del mio lavoro il rapporto tra la persona apparente e la persona vera. Manifesto Personale sull'Arte, vertendo sullo stesso tema di fondo, non fa altro che differire su di un piano più prossimo all'esistenzialità individuale l'asse dell'indagine, in ciò qualificandosi come naturale prosecuzione di tutta la mia precedente ricerca.
 
Livorno, 31 maggio 2003                                                                      Paolo Bottari
 

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GALLINGANI&associati
ViaSercambi 22 50133 Firenze I ++055572871


GALLINGANI&associati, ensemble di ricognizione umana, nasce con l'intento di coniugare l'arte con la comunicazione sociale.
Gli uomini e le donne con le loro esperienze di vita, il volontariato, le minoranze, gli emarginati saranno i soggetti delle nostre ricerche. Non è un gruppo né un'associazione, ma un insieme variabile di artisti che tradurrà esperienze, denunce, situazioni in eventi artistici.
Trarremo linfa creativa dal profondo dei bisogni, dalla necessità di dare voce alle grida che vengono dal basso.

Firenze, giugno 1998 GALLINGANI&associati
 

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Gruppo AMODALI di Dino Sileoni

Effimero amodale: la mia poetica

Amo-amo. Il mio gruppo praticamente non esiste. Ma se chiamo posso formarlo dalla sera alla mattina o viceversa, per poi sciogliersi come nell'acqua il sale. Io personalmente non conosco il modo dell'arte e neanche possiedo un modo né lo cerco, quando m'accingo a fare comincio con un'idea e proseguo cambiando tutto. Sì certo ho la volontà di fare ricca di passione ma nel cammino trovo sempre chi me la spegne. Non leggo: divoro libri e nella vita da poeta lascio al destino le mie 4 ossa (letteralmente sono minuto). Non faccio oboli né tendo a compassione; scettico, mi butto a capofitto ed ironizzo persino con me stesso. Nel sociale sono asociale; nell'amore con le donne sono maldestro; se ho idee di sinistra svolto la strada a destra e quando a destra mi cacciano a sinistra, al centro non ci so stare; nei momenti di gioia urlo come un cane in una botte di vino, o quantomeno come un vegetariano in una cella frigorifera piena di carne. Ieri ho incontrato un vecchio più vecchio di me e l'ho ingiuriato perché voglio sempre il primato su qualcosa: se partecipo ad una riunione di giovani non accetto di essere il più vecchio. Sono cattivo, se vedo un mendicante lo scalcio se vedo una donna indifesa la violento. Troppo scontento per essere amico, sono così da quando per "troppa tenerezza ho perso la mia vita". Insisto, sono amodale, vi prego, non mettetemi troppo imbarazzo, non so far nulla e men che men l'artista; nella note il mio senso è uno sguardo da bruto, un camminare "a ruota" e così creo: Volevo fare un piffero italiano ma è venuta fuori una pipa inservibile + tre note mute. - Costruisco cappelli per i senza testa. - Filo lana per quelli all'equatore. - Vendo riso verde alle macellerie. - Scolpisco opere eterne che durano un minuto. -
Il mio museo sta tra il mare e la battigia: è fatto di sabbia, di sale e acqua.
                                                                                                                                                 Dicembre 30 2003

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GRUPPO PULS/PLUS
pulsazioni plurime
 
Emilio Morandi
Tommy Bonicelli
Gianmario Conti
Franca Monzani
 
Puls/Plus (pulsasioni plurime) artisti che, oltre a riconoscersi con proprie esperienze in discipline specifiche, portono la loro sperimentazione all'estremo, senza accentrasi esclusivamente su una di esse, coagulando fra loro varie tecniche attraverso un rapporto intermediale.
Le performances di questi artisti rimangono spettacoli-progetto senza preclusioni verso i media impiegati e pregiudizi di sorta nei confronti delle grammatiche e delle sintassi espressive che i singoli operatori mettono in scena.
Oltre al mezzo "visivo - materico" affidano la centralità comunicativa al corpo .......disposti ad amplificare la ritualità del "segno-gesto-suono" in un mescolamento di linguaggi artistici.
Ignorando tutta quella superficialità scaturita recentemente dalla miriade di revivals: trans, post, etc. .. fedeli ad un'arte rigeneratrice e totale, funzionale e mentale, essi indagano i molteplici aspetti del reale, offrendo continuità storica alla sensibilità contemporanea.
                
Artestudio 2004
Ponte Nossa - Bergamo                                                                      Emilio Morandi
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Il GRUPPO SINESTETICO si è unito con tre componenti nel 1999 [ Mauro Albertin , Massimo Perseghin , Antonio Sassu] , non riteniamo chiuso ad un numero , in quanto il Gruppo Sinestetico può essere uno , cento , centomila , nessuno , chiunque interragisca , cooperi , o condivida un momento artistico con i sinesteti , lui stesso in quel momento diventa un "SINESTETA".
speriamo di avervi fatto piacere questo "pensiero sinestetico", le , molte volte che abbiamo avuto con voi cooperazione , ne siete stati concettualmente contagiati , ritenendovi sinesteti a tutti gli effetti.
Un grosso progetto che il Gruppo Sinestetico programma da quasi un anno , è : CONTAGIO INDOSSATO , attualmente supportato da oltre 130 artisti da ogni parte del mondo , e che presenteremo alla London Biennale 2004 su Cd-rom già approvato dal direttore della Biennale David Medalla(maggio/agosto 2004), è un esempio lampante di come gli artisti contagiati in questo progetto , siano di fatto diventati dei "SINESTETI".

 

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La Casa dell'Arte è un gruppo costituitosi nell'estate 1995 a Rosignano (Livorno) intorno a un progetto articolato in due livelli principali: a) operare nel campo dell'arte con intenti unitari senza disperdere i valori individuali; b) dar vita a un programma di promozione dell'arte contemporanea nella sua versione più aperta all'innovazione, alla ricerca, alle modalità espressive inusuali ed "improprie".

In rapporto al primo aspetto, il Gruppo si pone come una comitiva di artisti, ciascuno caratterizzato da un proprio ambito di interessi e da una propria specificità di linguaggio, che percorrono un tratto di strada stando insieme senza rinunciare mai alla propria individualità, e sono dunque in grado di realizzare un progetto operativo ampio e variato, non forzosamente costretto all'uniformità. Tale progetto è già stato presentato in varie sedi ed occasioni: Bienno (1996), Forlì, Firenze, Colonia (D)(1997), Vada (1998), Verduno (1999) Firenze, Ascoli Piceno, Forlì (2000), Bologna, Mülheim an der Ruhr (D) (2001), Cecina (2003)

Nella seconda prospettiva, la Casa dell'Arte gestisce un suggestivo spazio espositivo nel Palazzo Marini del Castello di Rosignano Marittimo, dove realizza il proprio progetto di promozione artistica. Così si legge nella quarta pagina di copertina dei cataloghi: "Con questo progetto intendiamo creare nel territorio in cui viviamo ed operiamo uno spazio dedicato alla ricerca contemporanea nel campo delle Arti Visive. Il nostro invito si estende ai vari e diversi ambiti operativi, dal video alla performance, dall'installazione alla pittura, nell'intento di stimolare le potenzialità espressive ed offrire quante più possibili occasioni di lavoro, di incontro e di riflessione". Tutte le iniziative hanno il patrocinio dell Assessorato alla Cultura del Comune di Rosignano Marittimo (Livorno).

Fanno attualmente parte della Casa dell'Arte: Raimondo Del Prete, Alberto Morelli, Enrico Mori, Franco Santini, Bruno Sullo ed Ivano Vitali.

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sadoMarta

Fin dall’inizio sadoMarta si è occupata di investigare la musica con sonde endoscopiche. Di volta in volta lavorando sull’alea, sulla tecnica dodecafonica, sui cluster, sulla voce, sui timbri, sulla variazione della continuità fonica, sul pianoforte, sul violino, sulla chitarra, sul computer, sul concetto stesso di suono. La polisemia, vecchia manovra, che non esiste (screditata e sdilinquita) – tuttavia ancora è in tanta sedicente arte - è qui calligrafia che squarcia le figure retoriche.
Il suono è solo uno ‘scherzo’. E sadoMarta è orbata allo scacco della musicazione. Non solo il versante poetico ma anche quello visivo è frequentato – reading in sprechgesang, canto sospeso, cortometraggî, video, ludi visivi… - cioè il montaggio dei suoni e delle parole vien via secondo il principio del plastic cut, del jump cut, del cut seriale matematico: se il montaggio normale è una dominante di collegamenti in accordo col ritmo, il nostro montaggio è una gestalt che doppia le forme. Un fatuus non-teleologico. Suoni e immagini non si connettono. Così, molto presto, siamo finiti ad occuparci del tempo: minime, semiminime, crome... una metrica di aiòn che accompagna ogni gesto serio nella ricerca musical-poetica. sadoMarta è coinvolta con la fine del naturalismo, in una radicale ermeneutica del mondo diviso in frammenti. Scarabocchi, scribble (Twombly, le avanguardie storiche, l’informale, Fluxus), l’arte scrittoria orientale: ideogrammi, geroglifici, pittogrammi. Il ‘fonogramma’ come elemento minimale del linguaggio acustico. sadoMarta talvolta realizza pitture sonore. Il lavorìo sonico fuoriesce da un ricamo di ago, liberato nell’idea di Zenone eleatico: nella scala delle altezze non c’è un re dopo il do, ma un microintervallo – infinitesimo della costellazione -, per ‘stregare’ tra gli incanti fioriti nell’ombra. In ogni caso Marta si è anche impegnata nella stesura di partiture videografiche, video a-sonori e sonori. La visione è definitivamente un frayage di totalità: un colpo di dadi. Sequenza di fotogrammi kubelkiana. Tracce videogrammatiche solcate dalla semiosi. Un riss heideggeriano, una differenza derridiana. La visione si situa oltre l’atto del vedere. La visione ‘risuona’, ‘traspare’. Se il mondo ottico è un enigma, lo spazio di quest’enigma dev’essere esplorato, occorre sapere che la materia è asignificante ed è veloce, che lo spirito è lento e che la tecnica funziona. La visione è ciò che Rilke chiamava il ‘grande aperto’. ‘nichilismo in azione’ è dunque il video… qualcosa che non si limita a interrogare e a sbarazzarsi del senso ma si muove con questa gaia scienza. «Un film è una battaglia per conquistare il niente», diceva Godard: ecco un aiòn, l’eterno ritorno di ogni immagine pensata e pensabile, di ogni punto dello spazio (come in una maglia elettronica, come nelle antiche, profetiche parole di Dziga Vertov). Pensare (?), scrivere e ‘suonare’ musica e video significa ‘filare’ lo spazio audiovisivo da parte a parte, fino a raggrupparlo in ... Sminuzzare, scheggiare, scollare. Ma basta anche con lo smontaggio del linguaggio! Qui si ammuffisce, si soffoca. Val appena considerare le differenze di musica. La crisi storica del materiale è un alibi, col risultato che l’ottava e il fotogramma rimangono la sola regia che assegna i posti da riempire: ufficio di collocamento massone. Ma cosa fare allora? sadoMarta sente la fregola di suggerirsi all’orecchio la sua stessa ‘dispensa’. Marta parla entre nous. Il tempo è sempre il punto. Abbiamo cura di un aiòn di durate. Il tempo è il nostro ‘alfabeto’, il dekomponieren che comanda sadoMarta.
(Se) c’è un esordio dal vivo, si consuma a Musikluster I, rassegna di musica di ricerca, promossa da Lenz Teatro, in collaborazione con varie realtà culturali di Parma, nel marzo ’1, con Scritture sonore e altre composizioni. Indi si registra e si concerta Echi di musa in ascolto, performato in diverse occasioni dal vivo, per collaborare successivamente con il maestro-compositore Claudio Lugo in un disco-situazione, denominato Musa muta, seconda parte del progetto sulla Musa, performato al festival di Lilliput. Recentemente si scrive e si registra Festa dei fiori e delle eco, che si è proposto a Musikluster II. In officina cova il progetto definitivo programmaticamente ‘incompiuto’: il Buch der bilder, oltre a progetti di sonorizzazioni di mostre, colonne sonore di spettacoli teatrali e altro. L’attività di live ci vede impegnati in diversi reading, concerti, happening, collaborazioni, tra cui la presenza all’esito laboratoriale di Lenz ‘Natura Dèi Teatri 2001’, e concerti-cabaret nel 2002. Nel 2003 iniziamo inoltre una proficua collaborazione con lo scultore-performer Paolo G. Conti al fine di produrre video, eventi, performance. Lavoriamo insieme alla Biennale di Venezia, a Parigi (Hommage à Raymond Roussel), a Düsseldorf, a Minden, a Firenze ecc. Nell’ottobre 2003 sadoMarta è coinvolta nella fondazione del Movimento Zerotre insieme ad altri importanti artisti italiani e non con l’obiettivo di promuovere il concetto di arte effimera. Ecco qua il ben servito... nella sua infinita pazienza sadica Marta si premura di questo scherzo che è musica. Rossarosablu, affollata nel deserto trapuntato di stelle, la macchinetta sadoMarta sta di guardia per l’oblio. ‘In mezzo’ tra avanguardia e tradizione. Non c’è altro modo che il fantasma-macchina della solitudine raggomitolata nell’ascolto. Musica per i nostri occhî!
sadoMarta è Riccardo Vaia – scrittura, teoria, partiture, piano, chitarra, violino, videografie, performance e Alex Nasi – scrittura, teoria, partiture, basso, percussioni e strumenti di derivazione industriale, computer e ingegneria del suono, performance. Vaia proviene da una formazione letteraria e poetica, vive e lavora a Parma come insegnante di scuola superiore, con un background teorico e diverse esperienze musicali alle spalle. Nasi è performer e ‘animale’ musicale con parecchie esperienze nel campo della controcultura cyber, fetish, technopunk e underground, con alle spalle un solido background musicologico. Attualmente, oltre a sadoMarta, è membro del collettivo internazionale di artisti radicali Black Sun Productions.
Nella sua storia il nostro gruppo ha intersecato le idee e la prassi del maestro Claudio Lugo, della regista Elisa Frascà e dello scultore Paolo G. Conti.

 

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