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ManiFestAzione di Ivano Vitali e Francesco Mandrino
 
AMODANEA, 27-28 luglio 2002,
Parco pubblico di Viale Benadduci, naturalmente "non" in Tolentino
 
La giornata era cominciata nel migliore dei modi: vento, nuvole grigie, il Comune di Tolentino che non ci aveva montato i tavolati; alle otto di mattina già comincia ad animarsi il piccolo parco con le prime installazioni di "Un arcobaleno di aquiloni postali", oltre 150 lavori, precarie sotto la spinta capricciosa del vento e tutto fluttua come tanti aquiloni in un arcobaleno che ha più di sette colori.
, si sveglia cosi il viale con un sommesso svolazzare inusuale; aquiloni postali che pendono dagli alberi; spartiti musicali (di Ruggero Maggi) che lanciano note dai rami.
Agostino monta la tenda per la sua vacanza ad arte. Gli altri arrivano.., e crescono i lavori e si sviluppano in ogni direzione. La gente s’affaccia dai balconi e dalle finestre; qualche passante s incuriosisce e prende già a far gimcana tra ciò che non capisce... ecco le prime domande, i primi dialoghi...le prime incomprensioni...
Non c’é frenesia, non c’è aria da sacrestia museale; noi siamo li indaffarti tra le persone che vanno verso altre occupazioni e che dall’interno delle autovetture girano il collo verso il piccolo parco inusuale. Marcello vola con le sue Fiabe la casetta di legno di servizio del parco; Ivano sbandiera notizie per l’alta rete del campo; in un passeggino tira succhiotto il tigrotto-bambino Giovanni e Renata: l’hanno parcheggiato di fianco al fusto di un albero, avesse necessità far pipì.
La fontana di sassi bianchi vede un fanciullo-tondino che aggiunge acqua e vede un viaggiatore posare sul prato valigie di marmo e saette di ferro vecchio salire dall’erba; si raccontano storie e storie diverse di pagensaggi mentre a raccolta sotto gli abeti si danno vita a desaigni i progetii, con un cainto corale dove ogni solista inventa strumenti amodali.
Intanto Agostino che a preso pieno possesso di prato a campeggio si vede intimare lo sfratto per mezzo di un vigile che non vede i cartelli né gli striscioni Amodanea proprio quando l’Emilio si fa un bel sonno ad arte. Sempre si ferma più gente che vorrebbe chiavare la cosa, la bancarella sta non dei libri già pronta di polistirolo le gonne alzate con zampe due piani inclinati raccontano storie di geometrica scienza angolata e divisa per parole di carne Morandi squarci.
Verso le cinque del pomeriggio o le sei più o meno un signore elegante passaeggia con calzoni corti e crava- da tennis le scarpe crema baston di bambù calze bianche, rossa -tta, cappello alto aquilone con frange ocra tono cravatta fianco di se filo Scurri di ferro, cane giallo, sopra tavola verde con ruotettine al guinzaglio flemmatico vino Dino. Intanto che pago mai Ago continua suo installamento di sedie poltrone Iettini abat-jour cornicetti quadretti per un buon sornotte che il Vigile(?) è mandato per fratte...
Arriva per la sua solita toccata e fuga Claudio Nalli che subito progetta una tromba musicale con funzionamento a cilindro e stantuffo.
Francesco e Ivano radunano folla con tamburi di latta e bandiere di carta-giornale sfilano lungo la via per la parodia di una dimostrazione: due motard + uno che per caso è di fiamma ma siamo amodali pensiamo in un modo ed agiamo in un altro; vanno e ritornano con gran fracasso fino a che l’eco dietro la siepe di laurocèraso svanisce nel fondo della notte ventosa... Rimane seduta la gente attratta: ex contado che sta con soldi-soldi accittadinata ma non si ricorda dell’aia...
Le gigantografie degli uccelli di Clara battono plastiche vele metalliche nel biancopardo delle immagini alte.
Emilio scrive Morandi Arte con 17 persone o vénti sul prato fatale per il sole che picca ed usa gente che non c’ entra niente però si diverte e monta sui cassonetti.
Giancarlo-gallina fa uova frittata si veste il pubblico tutto gli fa coccodé coccodé e poi per completar l’ironia gli getta, l’artista stavolta alla gente, pomodori e verdure nutrienti. Due turisti arrivati per caso vedendo all’aperto caffè e ascoltando che c’è piano bar si spogliano d’abito li sulla strada, tra quella gente che irrigidisce, e ballano li sull’asfalto nella fuga dell’attimo preso.
Zito Roberto s’appropria, per procura di Luca, di metri 3X3, pressando una folla in spazio comune, municipale. Luca colora, con chiacchierata, il cuoco suo amico crostini rossi, "digerendo" in suonata cenata, filmando in casa, pensando al deserto arancio ai datteri accesi ai tamburi Malì con quella sua nonchalance di fine colto distacco musicale fumato.
Ho puntato sull’ironia con chi già lavorava in questo senso per togliere da pesantezza e alla fine qualcuno s’interessa alla cosa ed al neologismo di Bianco il Luigi ed è il tentativo di uscire con Amodanea l’amodalità dal ghetto e dal club degli intelletti iniziati e pian piano comincia a far piccola breccia...
Eppure da qui si monta si smonta rimonta che chi va già preso via e viene anche ha, con pubblico tanto, le sedie per strada performativa e dinamismo nè progressivo nè regressivo nè con un centro che catalizza tutto ha egual concorso di svolgimento nella diversità dei lavori che in ultimo arricano Sandra Ettore Katia Zita che montano e smontano li per li.
Ma quel che mi conforta, mentre quel cane di Pucci, tutto rosso, se ne sta sdraiato sotto un’albero all’ombra, è che diversi giovani femmine e maschi percepiscono l’impossibilità della cosa e vogliono sapere e girano per quelle precarie stranezze e vogliono partecipare, e chiedono delle pubblicazioni appoggiate sulle panchine sfidando la precarietà del momento.
Cala nell’aria persa ora fresca ora calda sue note spartite da immagini in ombra Amodanea mail art e a tardi tardi il giorno dopo che sabato è questo c’è gente nuova che apprata od inalbera opere d’Art!? fino a notte con video domenigiàlunedì, è stato e ancora continua.
 
I testi e le immagini sono riprese dalla   pubblicazione  "Amodal" n°8 di Dino Sileoni

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