IVANO VITALI
Esposizioni
con il Gruppo A.R.F. (Arte Ricerca Firenze)
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Recensioni
Elisabetta Andreis, Laura Antonini, Silvia Arfelli, Anna Barera, Marta Bonini, Eva Desiderio, Gaia Grossi,
Beatrice Guarneri, Federica Lessi, Roberto Sposini, Rosanna Ricci, Franco Riccomini, Claudia
Riconda, Truus Ruiter, Beatrijs Sterk, Aurore Vaucelle, Michel Voiturier ...
Nellultima produzione di I.Vitali coesistono e, positivamente si affermano nel risultato, due dati, due processi espressivi diversi; per un verso lo spazio di appoggio e, quindi, il soggetto appoggiato. Nel primo caso alla tela per la pittura, ed alla base per la scultura, Vitali sostituisce unarchitettura costruttiva, un telaio contenitore, ma caratterizzato da divaricamento, cioè, aperto esso stesso alla percezione e, quindi, alla fruizione. Il secondo dato è una figura geometrica, il cubo, moltiplicato modularmente, indagato per singolo elemento, e nella sua moltiplicazione senza varianti. Due componenti linguistiche, lespositore e loggetto esposto che si confrontano, che si interrelazionano tra lo svelato e il segreto, tra larchitettura e il modulo; un dialogo serrato fra due estremi per la reinvenzione dello spazio. Una scultura, quindi, quella di Vitali, che incide progettualmente nella vita, che rinnova concettualmente ed anzi costruisce il nuovo habitat delluomo. -
Il rapporto col mondo vitali lo visse come
dettato da una originaria comunione terrigena tra uomo e natura, da una identica origine
propulsiva e vitalistica. Nel suo ambiente cercò gli elementi con cui entrare in
colloquio, aprire un contenzioso sentimentale che non si esaurisse nella meditazione ma si
concretizzasse in opere che non turbassero larmonia esistente ma la continuassero e
la completassero.
Oltre quindici anni fa il giovane Vitali tentò per tre anni di seguito un impegno
creativo di manualità artigianale che fosse legato alla sua natura circostante: intorno
alla sua casa colonica pulsavano di vita autonoma quegli elementi primari che attendevano
solo di farsi strumenti di rigenerazione e di ri-creazione.
Fu questa la sua prima fase di ricerca ottimistica entro un ambiente che attendeva solo di
essere guardato con occhi nuovi e di essere riscritto attraverso simboli di
origine naturalistica ma anche da elevare a simboli di una condizione umana in fase di
crisi e di declino, anche a costo di estraniarli dal loro habitat e farne motivi di
spiazzamento intelettuale per chi fosse stato capace di cogliere il rapporto tra la loro
natura e la loro nuova destinazione estetica.
Forse allorigine del suo lavoro vi era già lurgenza per una revisione del
modo di vivere degli uomini, denunziata dal reciclaggio intenzionale di oggetti
mentalmente sottratti al loro spazio naturale e ridonati ad altri piani di lettura: le
cartucce usate come fiori e la plastica riusata come simbolo dannato erano solo riciclaggi
polemici nei confronti di scelte umane e sociali sbagliate.
Le stesse performance testimoniavano un rapporto aspro con la realtà, una
accettazione non passiva delle regole del mondo: lartista non esprimeva forme se non
raccogliendone la matrice nel suo ambiente ed elevandola a piani creativi diversi: la
natura poteva essere reinventata in loco, fotografata magari, ma mai offerta ad un volgare
mercato per un rispetto verso il candore: semmai, sempre in quellambito di ricerca,
si poteva perfino giocare con le luci riflesse sui vetri o con lanalisi microscopica
che ingigantiva verità e bellezze.
Fu quella prima riflessione sul rapporto uomo-ambiente a preparare la fase creativa che si
doveva svolgere - non più come recupero, ma come aggiunta - dentro loggettività
che non può più essere naturalistica.
Poi sopraggiunse il silenzio: dieci anni di silenzio totale durante il quale maturarono i
modi nuovi per continuare il commento sui fatti del mondo, sul destino delle cose in esso
esistenti. E quando Vitali ricominciò a lavorare - sul gesso, sul legno, sulla creta,
sulla pietra - non smarrì larmonia e la misura che già aveva conosciuto nel suo
primo rapporto con la natura , anzi le trasfuse nelle forme nuove, elementari, sia nelle
semisfere come nelle spirali. nei cubi o nei coni rovesciati, nelle mezzelune come negli
attorcigliamenti. I marmi colorati si aprivano dentro spazi apparentemente illimitati,
come il cemento e il legno, il ferro o il granito, richiamandosi alle stesse forme
rotonde, elementari, povere, di un pagliaio di un tempo, di un frutto di un
tempo, quasi per ripeterne il respiro stagionale, la fragranza degli annunzi primaverili o
la malinconia del tempo delle piogge.
Lartista ha da completare ogni giorno la creazione originaria, e ogni suo elemento
è parte di un grande gioco cosmico, un apporto alle strutture primarie rivisitate con uno
sguardo nuovo e arricchite in continuità di un diverso umanesimo.
Non credo che siano solo rabbie intelettuali quelle che agitano le spirali in marmo rosa o
bloccano i cubi in pietra, ma sia lurgenza creativa a far collimare
lesteticità con i richiami al vivere: la sintesi sferica astratta può, sì,
esprimere la tendenza verso antiche aspirazioni trasgressive, ma è anche rifiuto della
rassegnazione ad equilibri formali quietistici ed accademici.
Il rifiuto delloggetto tradizionale diviene la aspirazione ad invocarlo e a
conoscerlo con più amore, essendosi tramutata la contestazione da quella banale rivolta
agli uomini a quella più avventurosa rivolta agli dei, alla competitività drammatica di
oggi, alla povertà delle scelte. Solo in questo spirito queste forme di Vitali divengono
segnali accorati per la ricerca di un dialogo.
E di questo dialogo fanno parte perfino le scelte dei materiali, lalternarsi tra il
lucido e il grezzo, tra il bianco di Carrara e la creta, quasi che la lotta tra le forme e
laria (che sembrano contendersi lo spazio) non sia che un inasprirsi o un placarsi
di questo dialogo, un aspetto quasi lirico di quella conflittualità che muove e scuote i
difficili rapporti tra gli uomini.
Pontedera - Febbraio 1993 Dino Carlesi
Gruppo ARF
Firenze - Gennaio 1993 Dino Pasquali