DINO CASTELVECCHI
Le opere di Dino Castelvecchi vivono in bilico tra casualità e progetto. L' "oggetto trovato", il consunto prodotto industriale, viene decostruito e rimontato in insolita struttura; lamiere contorte si trasformano in nuove forme, essenziali, sintetiche, "classiche", divenendo icone della civiltà post-industriale. Forme svettanti come pinne di pescecane, forme arrotondate, arcuate, reminiscenza di tavole trecentesche.
Monumento alla Macchina, pendolo-spada-di-Damocle, si chiude il sipario sulla civiltà industriale. Nuova estetica della macchina: bellezza dei circuiti stampati, bellezza delle lamiere consunte, bellezza del materiale industriale. Estetica dell'obsoleto, dell'usato, del vissuto.
Una costante nell'opera di Castelvecchi è il fattore tempo, inteso come filo a piombo, come asse che unisce cielo e terra. Tempo come traccia; transito dell'essere pensante sul pianeta, testimonianza del lavoro umano attraverso residui di oggetti.
Cielo plumbeo, terra-miniera, nero-fumo congelato su legno, pesantezza e densità.
Forme che si accalcano e parzialmente si sovrammettono, forme rievocanti pale di turbine. Colore amaranto-azzurrognolo della lamiera, processo alchemico. Con il minimo intervento pittorico l'artista accelera il processo di consunzione e di trasformazione; il materiale inerte ritorna vitale. Tecnica mista, polveri industriali, effetto tattile-materico. Giacimenti di polvere, tempo come patina. Bellezza delle macerie, Ciminiere-Cattedrali, effetto bassorilievo: solenni, sacrali documenti di fine millennio. Il frammento, scartato dall'industria, recuperato al disfacimento, risorge a nuova vita e acquista la dignità e la classicità del marmo; le ruggini diventano preziose venature.
IVANO VITALI
Le Combinazioni di Ivano Vitali hanno la loro ascendenza nell'arte povera, nel concettuale e come riferimento più distante nel dada di Duchamp. Fondamentale è il rapporto fra contenitore e contenuto, quella medesima relazione esistente fra quadro e cornice, scultura e piedistallo, elemento mobile ed elemento fisso. L'"oggetto trovato" può variare, gli elementi modulari situati all'interno hanno vita propria e possono "essere messi in moto" dal fruitore. Il tempo nelle opere di Vitali ha valore in relazione al movimento e alla memoria. Tempo come susseguirsi di attimi, tempo come evolversi di vicende. Tempo che cambia colore alle cose, che ingiallisce la carta straccia. L'oggetto vissuto, usato, nel momento della "scelta d'artista" si trasforma in opera e destituito della funzione originaria, diventa contenitore di contenuto, di messaggio cifrato, di slogan politico. Le frasi frammentarie, "distorte" ed evidenziate dalla cartapesta, riassemblate in altro contesto, trasmettono nuovi messaggi.
Le poche appariscenti, "naturali", notazioni coloristiche sono un ulteriore veicolo informativo.
Il tempo del bambino... Il tempo dell'adulto: il tempo e la crescita.
Il gioco come movimento: l'Eros. La bianca pelle del cubo di marmo trasmette sensualità nel moto oscillatorio-sussultorio. Il "tocco d'artista" e fuori campo; l'oggetto diventa virtuale, l'opera finale risulta l'installazione video.
Patrizia Landi